I fumatori "tradizionali" calano appena. Sigaretta elettronica e tabacco riscaldato raddoppiano in 4 anni. Non è un addio al fumo — è un cambio di forma, soprattutto tra i più giovani.
Da vent'anni i dati raccontano un calo lento del fumo in Italia. Ma se si guarda oltre le sigarette tradizionali, il quadro cambia: sigaretta elettronica e tabacco riscaldato stanno crescendo a un ritmo che il fumo classico non ha mai avuto, soprattutto tra i più giovani. Abbiamo incrociato dati ISTAT, Eurostat e sorveglianza PASSI per capire cosa sta davvero cambiando, perché, e cosa significa per la salute.
Nel 2025 il 18,6% della popolazione italiana (dai 14 anni in su) è fumatore — circa 10 milioni di persone. Il calo rispetto al 2001 (24%) è reale, ma non è stato lineare: dal 2018 il trend ha rallentato, quasi fermandosi.
% popolazione 14 anni e più · Fonte: ISTAT, "Aspetti della vita quotidiana"
Il quadro cambia poco spostandosi da regione a regione: il divario tra chi fuma di più e chi fuma di meno è di appena 6 punti percentuali — molto meno di quanto ci si aspetterebbe.
% fumatori (14 anni e più) per regione, 2025 · Fonte: ISTAT, "Aspetti della vita quotidiana"
Qui sta il punto centrale: il calo del fumo "tradizionale" non è un vero calo dei consumatori di nicotina. Secondo la sorveglianza PASSI, tra il 2008 e il 2025 chi fuma solo sigarette tradizionali è sceso dal 30% al 18% — ma il consumo complessivo di nicotina (trad. + e-cig + riscaldato) è sceso appena dal 30% al 27%.
Tra gli 11-17enni il "policonsumo" — uso combinato di sigarette, e-cig e tabacco riscaldato — è quasi raddoppiato tra il 2022 e il 2025, secondo le indagini ISS sugli studenti.
Il fumo resta la prima causa di morte prevenibile in Italia. E i nuovi prodotti non sembrano essere un'alternativa più sicura per chi già fuma — nella maggior parte dei casi si sommano, non sostituiscono.
Tre fattori si intrecciano: una normativa che tratta i prodotti in modo diseguale, un prezzo del tradizionale in costante salita, e una percezione del rischio che si sta spostando — non sempre in modo corretto.
Nel confronto europeo (dati Eurostat, ultima rilevazione comparabile 2019), l'Italia si colloca a metà classifica, leggermente sopra la media UE, ma lontana dai paesi con le prevalenze più alte.
Selezione di paesi rappresentativi su 24 rilevati · Fonte: Eurostat, indagine europea sulla salute (EHIS), ultima rilevazione comparabile 2019 (l'indagine si svolge ogni 5 anni)
Non esiste un dataset di previsione ufficiale: quella che segue è una semplice estrapolazione del ritmo osservato tra 2021 e 2025, non una stima statistica rigorosa. Ma dà un'idea della direzione.
Tratto continuo = dato osservato (ISTAT, 2021-2025) · tratto tratteggiato = proiezione lineare
La risposta è fumo diverso — non meno fumo.
I dati ISTAT raccontano un calo storico del fumo tradizionale, ma quel calo si è quasi fermato dal 2018, e non racconta tutta la storia. Se si guarda al consumo complessivo di nicotina — sigarette, e-cig, tabacco riscaldato insieme — il calo reale è minimo. Quello che sta davvero cambiando è la forma del consumo: più giovane, più diversificata, sempre più spesso "doppia" invece che sostitutiva. E la normativa, per ora, fatica a starle dietro.
La popolazione non ha smesso di fumare, ha soltanto diversificato l'abitudine